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Rosso di sera

Un diario intimo e particolare scandito sul ritmo di un anno. Si alternano eventi, esitazioni, ricordi dubbi, in una sorta di spoliazione della poesia dal più facile elemento suggestivo e retorico. Ci imbattiamo allora in un verso anche brusco, spesso inatteso, attento a scrutare la realtà nelle sue ingiustizie e disuguaglianze, partecipe degli esclusi e delle contraddizioni del mondo contemporaneo, ma anche curioso di ogni forma creata e tenace ascoltatore delle irrisolte domande dell’umanità.

Una pausa dalla quale sono sorte mini- sillogi, catalizzate in una raccolta che filma, in un serrato cortometraggio lirico, attimi di osservazione fluida, leggera, che generalmente lo scrittore lascia morire nell’attimo stesso dell’osservazione. Qui, invece, il gesto “quotidiano” segna il passo e ribadisce un’essenzialità disorientante. Che, per la sua stessa necessaria essenza, strugge l’anima come fosse quella d’un fanciullo impantanato nel circuito conoscitivo dei suoi perché. (Monica Cito)

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