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Io confesso
Già da questo attacco di Umiliata, Fortuna Della Porta fa quasi una perentoria dichiarazione di poetica e indica i sentieri dove sparpaglia il sangue in tumulto, la carne che rifiuta l’oltraggio delle piaghe, l’offesa delle rughe, muovendo l’ars poetica su forme misurate, ritmi armoniosi e sicuri e immagini ben intonate alla sua misura di donna e di poeta, in un impressionismo autobiografico che nulla concedente né alla retorica della confessione sregolata né alle trappole sfumate del bozzetto. La poesia di Fortuna Della Porta ingloba in sé i valori dello spirito e della idealità: scava nei recessi oscuri dell’animo umano e rivela -senza risparmio di forze né smarrimenti, ma in un’accettazione montaliana della fragilità del nostro destino terragno incentrato sul male di vivere- i nostri limiti, le nostre miserie, le piccole nostre morti quotidiane, spesso senza riscatti né resurrezioni. Questa poesia, così, riesce a farsi unguento e resistenza contro la violenza universale, lo sgomento cosmico, la corruzione della coscienza (i mali più crudeli dell’uomo di ogni cielo e d’ogni condizione) perché essa varca i confini della nostra finitudine, sostenuta com’è da un’ansia d’eterno e d’assoluto e forte di quella capacità di mostrare lo stupore che s’alza da ciò che ci sta intorno (Gino Rago).
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