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Delle
cose (al di là della loro metaforica
‘sonnolenza'), la
poetessa mira a
percepire le essenze, il senso (vichianamente ‘riposto',
anche
laddove appaia
stravolto, nel frastornante «stillicidio dei
giorni») da
attribuire ad esse. E
mira soprattutto a cogliere il senso di noi stessi... Comprendere chi
siamo è
l'obiettivo. [...]
Il
viaggio può considerarsi, in ampio ventaglio metaforico,
nucleo
tematico
basilare della raccolta. Viaggio il giorno, dall'alba al tramonto;
viaggio la
notte, con i suoi sogni e le sue insonnie; viaggio il fluire delle
stagioni;
viaggio il vivere [...] Un procedere, il nostro, nell'imprevedibile,
secondo
l'amara concezione della poetessa - tra il mistero che ci precede e
quello che
ci attende, all'arrivo -, nelle cui tappe fa irruzione la memoria
[...]Ineludibile e imprevisto, il punto di arrivo si incunea nei
meandri della
«ruffiana» memoria o nello
«incrudelire»
dell'insonnia. Il pensiero della fine
ha irregolari, improvvise intermittenze, che si traducono in
«tregue» nei frammenti
più o meno ampi del quotidiano. [...] Colpisce, in Fortuna
Della
Porta, il modo
di risolvere liricamente argomentazioni e narrazioni, in un variegato,
spesso
inconsueto (come deve essere), gioco di metafore. Immagini della
realtà di ogni
giorno sono investite, talvolta, da bordate surreali trasfigurando
quelle
immagini e facendole apparire come in sospensione. [...] E dalla
contemporaneità giunge l'istanza di una attualizzazione del
mito, di una
rivisitazione di mitologie (bibliche, greco-romane,
orientali),
poiché le
chiavi del mistero sono eterne e tali si appalesano se adeguatamente
usate.
[...]
Una
poesia alla quale non manca il coraggio di spendersi (non sperdersi)
nella
parola.
dalla prefazione di Lucio Zinna
Poemetto di colore
scuro
Il
naufragio del tempo:
giorni
che
stramazzano in ricordo.
La mano,
un pugno
di carezze negate,
è scrigno
senza chiave
del
rimpianto.
Eclissata
tra i pampini
di quella
che fu uva
la
passione che bevve
la brutale
grazia del cielo
e i passi
a due a
due intrecciati.
Il destino
della luce
si logora
d'inverno,
il declino
del sole dura
un battito
del cuore.
Dopo il
tracollo,
s'immensa
negli occhi
- convulsa
-
la falce
della notte.
Così, la
regina che guarda oriente
si
confonde,
procede a
ritroso,
col nero
ai fianchi
che
infittisce in continuazione.
Anche una
moneta capovolta
proietta
il livido notturno.
Sembra
svelare
un lato
non coniato:
oggetti
persi
pensieri
d'angoscia.
D'inverno,
quando
il giorno
non torna
sui suoi
passi.
Gli anni
nascondono il segreto,
il giorno
caldo e reale
se ne va.
Così
l'angolo del sole muta
senza
trasalimenti.
Tra le
cose sfuggenti
il lampo
che diverge.
Nessuna
più luce
alla
finestra
la porta
non più aperta
del cuore
sull'attesa.
Ancora una
volta
bussa al
petto la notte.
Gelido con
le foglie
e col
sangue
il cinico
vento
le strappa
e le accatasta
in rovine
di rossi maceri.
Sui fili
della luce, lassù,
uno stormo
in partenza
trasale
alle folate.
All'imbocco
della sera,
nel breve
lasso del mio tempo,
rabbrividisce
un sasso,
già
polvere nella pelle nuda.
L'aia del
cosmo,
nell'ora
che trabocca,
cela un
gorgo in abbandono.
Per
questo,
il sonno è
l'interregno
che,
sempre più,
tarda a
calare sui gesti
che non
vorrebbero concludersi mai:
esita ogni
fibra,
si
rifiuta.
Pesa,
sull'ora che si chiude,
il
sospetto di un addio.
...
segue
Tra
cielo e terra
Appartenere
al cosmo
dal
sincrono perfetto
non
all'uomo
dalla natura
fallace.
Apparentarsi
all'ineffabile
eremo
che la
banda estrema
di un
telescopio
ingoia
appena o per nulla.
Nel
cerchio astronomico,
scandaloso
per la vastità,
l'inagibile
prateria
di gialli
girasoli
accoglie
astri
concomitanti
leali ad
appuntamenti
fissati da
millenni.
Dove la
cartesiana coscienza
di ciò che
accade, quaggiù,
contigui
ectoplasmi
sul
millimetro dell'orbita
ad ogni
istante collidono.
Tempo
onnipotente,
pesante
irrisorio,
padrone
della metamorfosi
dalla
bocca vogliosa,
lasciami
cadere
oltrepassami
dimenticami
nella
nicchia di un istante
prima che
mi manchi
il respiro
della terra.
Deponimi
nell'ora
zero,
nell'eterno
presente
di chi è
già stato
e chi
verrà,
un puntino
infinitesimo
tra ieri e
domani,
e non
commisurare
anche la
mia sorte
all'anello
caduco del tutto.
Dentro di
me
casa
cadente
ho tante
sembianze seppellite
ora
all'estuario
quando il
fiume
lo presi
alla sorgente.
....segue
Le
vie dell'anima
Per quando
torni
- domani o
mai?-
metterò un
lume alla finestra
rose
ovunque.
Se
rincorri la stria
lascia
ondeggiare le tende
dai aria
alla stanza
sprimaccia
il tanfo del chiuso.
Riprendi
il verso
della
lontananza
ceduta ad
amori
che non
erano il nostro.
I timori
forse
si
confermeranno.
Gli
inganni vorranno svelarsi
e forse
anche questo gioco
si
accingerà a lasciare il tavolo.
Nemmeno
una fantasia
dura
abbastanza.
Neppure
una noce
o un amore
altisonante.
Solo le
attese impiccano una vita.
Nella loro
inconsistenza
dure come
un macigno.
...
segue
(tregua)
Mi preparo
dal primo vagito:
quando il
dolce fiato mi cadde
di
schianto sulla pietra della terra
imparai
l'arte del commiato.
Ogni
giorno dai capelli, da un'idea
in modo
che il passo mi fosse
leggero.
Ho calcolato male:
nutro
rimpianti
e ho
ulcere alle mani
La mia
porta da tempo
chiusa
nell'antro
dell'agonia.
Commiato
Ho finito
di crocifiggere il sole
coi
battiti del cuore,
pifferaio
di lusinghe.
Fra poco
diranno: hic iacet.
Brassens à la plage de Sète
a me vi
prego di interrarmi al cimitero degli Inglesi.
Non è
superbia: voglio accanto per l'eternità
sotto la
terra damascata di fiori
e gli
alberi generosi di ombre
un gatto
dagli occhi scarlatti
e
profondere radici
fino a chi
possa accogliere me.
Nella
conchiglia dei miei compagni di viaggio
la notte
si rischiara
e allora
morte
non andar fiera
non mi
toccherà l'oblio.
...segue
Immagini
gentilmente concesse da
Studio
Esse snc di Davide Stancampiano - Roma
In
copertina: Endimione
in
drappo rosso;
all'interno: La
dormeuse.
Premi
1°
classificato Premio
Il Convivio, 2011
2°
classificato Premio
Città di Bellizzi,
2011
3°
classificato L’astrolabio,
2011
Premio
Sabatia, CONI, 2011
Finalista
Premio Marengo d’oro, medaglia d’argento e diploma,
2011
Finalista
Premio Manzoni, 2011
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