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di Giorgio Bàrberi Squarotti La poesia
alterna un’ironica drammaticità con
un’avventurosa
scrittura fra il bizzarro e
l’eloquenza, una sontuosa narratività (la sezione Languida
è bellissima) di Luca Benassi Un
linguaggio sovrabbondante, mai minimalista o
quotidiano, barocco, che ricorda certi cortili interni, certi stucchi
dei
palazzi della Napoli nobile. Se da una parte la scrittura viene posta
come
elemento di necessità, dall’altra viene messa in
dubbio la
sua capacità di
esplorare la realtà, di uscire da un relativismo determinato
e
da una crisi
soggettiva dell’io lirico.
di Giuliana Lucchini Fra tutte le cose del mondo, il poeta sceglie il suo “io”, lo scandaglia. Si fa scrutatore di sé. Egli, il creato, cerca la sua ‘materia e forma’ da dentro , e si chiarifica, se non ad altri, certo a se stesso. Non vi sono orizzonti, né limiti. di Gino Rago Questa
poesia, così, riesce a farsi unguento e resistenza contro la
violenza
universale, lo sgomento cosmico, la corruzione della coscienza (i mali
più
crudeli dell’uomo di ogni cielo e d’ogni
condizione)
perché essa varca i
confini della nostra finitudine, sostenuta com’è
da
un’ansia d’eterno e
d’assoluto e forte di quella capacità di mostrare
lo
stupore che s’alza da ciò
che ci sta intorno. Sicché si fa mirabile, nel mistero vasto
che
ci avvolge,
l’essere stesso che ci passa accanto, che incrocia il nostro
sguardo di purezza
e di libertà verso la prima
luce, quella che, nell’Omeros
di
Derek Walcott, mette in moto Achille e lo penetra
dell’immensità del mare,
perché contende alle tenebre sui Carabi lo spazio e il tempo
della vita. di Chiara Moimas Nel libro
l’autrice ha ritrovato se stessa nei diversi aspetti che
compongono l’identità
femminile e ce li ha raccontati; ma la ripartizione è
puramente
grafica: in
ogni sezione temi e motivi si rincorrono; l’ironia,
l’umiliazione, la
dannazione sono miraggi, sono necessità,
l’incomunicabilità è prigione,
è
tempesta
di Irene Caliendo Una raccolta eclettica, impastata nella filosofia greca,pervasa dal senso della fine terrena.Un verso duro,preciso,tagliente che non permette una lettura disattenta.Per Fortuna scrivere di versi è necessario come respirare,è il suo modo di aprirsi al mondo e ce lo comunica fin dai primi versi. di Maria Teresa Ciammaruconi Accostarsi
all’universo di D.P.F. significa abbracciare la dismisura,
significa salire su
un treno veloce che ha fretta di raggiungere i limiti estremi della
galassia
per rientrare comunque a sferragliare nel cuore di lei eterna
protagonista -
testimone.
di Monica Cito L’autrice
inserisce nel suo lavoro il vortice visivo, fruibile con lo sguardo sul
mondo contemplato
nel nostro rutilare attorno ad esso dall‟altezza
di una giostra, la vita, che avrà la sua interruzione, il
suo
“Amen”. di Ilaria Dazzi Lettura
consigliata
a chi voglia sperimentare una poesia che, audacemente, si compie tra il
primo e
l’ultimo verso, non ad ogni componimento separatamente: il
percorso è
irregolare e affascinante, vitale, oltre le forzature retoriche.
Perché „poesia‟
è atto, è pratica, non meno che pensiero, non
meno che
volontà. Il gioco fra
modelli letterari e individualità, non smette mai di
privilegiare l’elemento
creativo, di ordire uno stupore, anche individuale, purché
genuino, spontaneo,
- primitivo in un certo senso -: senza schemi, come in una ri-scoperta
poetica
costante e quotidiana, tra versi e vita, per i versi come preziosa
forma di
vita. di Gabriele di Giammarino Poesia
complessa, priva di compiacimenti e di armonie tardo-arcaiche, compone,
scompone, ricompone gli elementi della realtà in un
intelligente
ludus verbale,
non vincolato alle leggi fisiche dell’universo, animato e
inanimato, ma
partecipe della divina libertà dello spirito |
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